Gli stranieri residenti a Roma, il diritto di migrare, i valori della democrazia europea

Nell’area metropolitana di Roma vivono oggi oltre 550.000 stranieri, di cui quasi 400.000 nella città di Roma, come mostra il dossier laborato dall’Ufficio di statistica della Città metropolitana (roma_stranieri_2017).

stranieri_roma_2017

Secondo l’Osservatorio romano sulle migrazioni dell’IDOS “La Città Metropolitana di Roma, con 544.956 residenti stranieri a inizio 2017, pari al 10,8% di quelli residenti in Italia (5.047.028), è la prima provincia per numero di immigrati. Nel corso del 2016 i residenti stranieri sono aumentati di 15.558 unità, l’incremento più alto tra le province italiane, con un ritmo di crescita superiore a quello medio nazionale (+2,9% contro +0,4%).”

Dal punto di vista terminologico occorrerebbe parlare di stranieri residenti più che di immigrati, persone che hanno ormai deciso di vivere in modo stabile nella nostra città. Conoscere bene questo fenomeno strutturale, a Roma come in Italia, è il presupposto essenziale per mettere in campo processi di accoglienza e integrazione che passano per le diverse dimensioni del welfare (scuola, sanità, servizi sociali e di mediazione culturale).

Il diritto di migrare è uno dei fondamenti della civiltà mediterranea. Tra i miti fondativi della civiltà romana c’è il viaggio di Enea e l’istituzione dell’asilo sul Campidoglio, da parte di Romolo, nel quale poterono rifugiarsi tutti gli esuli delle città vicine.

Come dice Papa FrancescoIl viaggio dei migranti non è sempre un’esperienza felice. Basti pensare ai terribili viaggi delle vittime della tratta. Anche in questo caso, però, non mancano le possibilità di riscatto, come accadde per il piccolo Giuseppe, figlio di Giacobbe, venduto come schiavo dai fratelli gelosi, il quale in Egitto divenne un fiduciario del faraone. Ci sono poi gli esodi drammatici dei rifugiati, un’esperienza che Gesù Cristo stesso provò, assieme a i suoi genitori, all’inizio della propria vita terrena, quando dovettero fuggire in Egitto per salvarsi dalla furia omicida di Erode”.

La gestione dei fenomeni migratori, d’altro canto, per come si prospetta oggi, è una sfida complessa che non può essere risolta dai singoli paesi europei.

Chiudere le frontiere europee sarebbe dannoso per l’Europa, per la sua demografia e la sua economia, e sarebbe in contrasto con un principio di realtà: le persone si possono spostare, a differenza delle pietre.

Ma la chiusura delle frontiere sarebbe in contrasto con i valori e le radici della civiltà europea. Il diritto il diritto di asilo, infatti, è stato inserito nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea come diritto garantito nel rispetto delle norme internazionali relative allo status dei rifugiati.

L’Unione europea dovrà pertanto gestire le frontiere esterne in modo unitario, rivedendo il Regolamento di Dublino, per programmare i flussi legali in entrata nell’ambito di un’azione unitaria di cooperazione con l’Africa e il Medio Oriente.

Il popolo italiano è tradizionalmente un popolo di viaggiatori e di migranti. Ci sono oltre 50 milioni di persone di origine italiana che vivono nel mondo al di fuori dei confini del nostro Paese.

Ma l’Italia, a partire dagli anni ’90, si è trasformata in un paese di immigrazione. In poco più di 25 anni gli stranieri residenti sono cresciuti da 200.000 ad oltre 5 milioni, come mostrano chiaramente i dati Istat riferiti alla popolazione residente al 1° gennaio 2018.

Più complessa è la stima della presenza degli stranieri irregolari in Italia: oltre 500.000 secondo questa ricostruzione di uno studio dell’ISPI, con una tendenza all’aumento, anche se a partire dal 2017 c’è una tendenza alla riduzione del flusso di migranti in entrata e nel 2018 gli sbarchi via mare si sono ridotti notevolmente (circa l’80% in meno).

L’immigrazione non è un’emergenza, è ormai un dato strutturale che non può essere ridotto al tema della sicurezza e dell’ordine pubblico.

Se si approfondiscono i dati sulla presenza straniera a Roma come in Italia e se si considerano le persone in carne ed ossa, a partire dalla nostra vita quotidiana, gli immigrati (nelle città, nelle case, nelle scuole, nel mondo del lavoro, nello sport…) fanno ormai parte integrante della nostra società e sono una risorsa essenziale per far crescere l’Italia in stretta connessione con il mondo che cambia.

 

Gaetano Palombelli

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