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Assemblea costitutiva dell’associazione “lacittafutura.eu”: Una proposta per Roma

Premessa

La città futura” è un’associazione politica e culturale che si pone l’obiettivo di costruire un percorso unitario tra le persone, le associazioni e i partiti che si riconoscono nei valori di libertà, uguaglianza, fraternità, democrazia, rispetto dell’ambiente, che sono a fondamento della costruzione europea.

Siamo un gruppo di persone che si è incontrato all’Università di Roma, coniugando lo studio e l’impegno politico. Abbiamo poi preso le nostre strade professionali e maturato diverse convinzioni, mantenendoci comunque in contatto, con la voglia e il bisogno di commentare e discutere fra noi i fatti salienti della politica.

Ci sono fatti nuovi che ci spingono oggi a tornare a impegnarci in prima persona, a partire da Roma.

Locandina_Lacittàfutura_20settembre2019

La nostra città è sempre più in declino, a causa dell’oggettivo fallimento delle esperienze di governo degli ultimi 10 anni, ma anche per l’oggettiva inadeguatezza dell’assetto istituzionale.

Manca a Roma una guida credibile della città, che sia in grado di mettere in moto la prospettiva di ricostruzione di un sistema di governo degno di una capitale della Repubblica. Si è rinunciato ad avviare la rivoluzione necessaria nell’amministrazione capitolina (e negli enti/società partecipati): una macchina burocratica elefantiaca in cui sono annidati i principali problemi di gestione della cosa pubblica.

Il fallimento di queste esperienze deriva dalla scelta di “personalizzazione” della politica e di disintermediazione del potere. In una città con la storia e le dimensioni di Roma, capitale della Repubblica e oggi anche Città metropolitana, il progressivo svuotamento dei partiti ha portato da una mancanza di guida e all’inerzia nel governo dell’amministrazione capitolina, che è stato riempito da una “privatizzazione” illegale della “res publica” finalizzata alla spartizione delle “rendita naturale che offre la città eterna”, come è stata evidenziato dalle commissioni prefettizie, da ANAC e dalle inchieste giudiziarie che hanno toccato la capitale.

 

Un’idea per Roma

La nostra associazione è consapevole che, come ha scritto Matilde Serao, “L’attitudine di Roma è in una virtù quasi divina: l’indifferenza.”

Il nome dell’associazione “lacittafutura.eu” deriva da questa consapevolezza. Come Gramsci, “odiamo gli indifferenti”, ma sappiamo che nella nostra città ci sono tante energie e intelligenze diffuse che possono contribuire al rilancio di Roma in una prospettiva moderna e capace di guardare al futuro.

A Roma esistono 44 università, diversi centri di ricerca pubblici e privati. Nella città costruita vi è la più grande concentrazione di storia e monumenti che esista nel mondo; allo stesso tempo attorno alla città costruita c’è la grande estensione dell’agro romano e nell’area metropolitana ci sono importanti insediamenti industriali che sono collegati con l’economia mondiale: dimensioni che vanno insieme tutelate, riqualificate e valorizzate.

Roma è naturalmente capitale mondiale, perché nel suo territorio ha sede il Vaticano, sede universale della Chiesa cattolica, e perché ospita una delle più grandi concentrazioni di istituzioni internazionali.

Nel 1871, Theodor Mommsen scriveva “a Roma non si sta senza propositi cosmopoliti”. Quintino Sella gli rispose che Roma doveva divenire “capitale della scienza” in cui si potesse sviluppare in modo originale il “genius loci” attraverso il “cozzo delle idee”.

A partire da questi punti di forza dovremo costruire una proposta, come ha più volte detto Tocci, per fare di Roma un “nodo delle reti mondiali della conoscenza”, che le consenta di giocare un ruolo importante in Italia e nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo.

 

La questione amministrativa

A Roma oggi manca la politica, manca una visione moderna sulla metropoli e sulla capitale, capace di orientare in modo positivo le grandi energie della città, a partire da un riordino del sistema di governo, dall’amministrazione capitolina, ai municipi, alla città metropolitana, alle società controllate.

L’attuale struttura dell’amministrazione capitolina non riesce a rispondere ai bisogni della comunità. Il Comune di Roma è ormai troppo grande per occuparsi in modo puntuale dei mille problemi quotidiani che i cittadini romani vivono nei diversi municipi e, allo stesso tempo, è troppo piccolo per offrire un governo efficiente e funzionale alla più grande area metropolitana del Paese e alla capitale d’Italia, come già avviene per Berlino e Parigi.

Occorre offrire una nuova prospettiva che punti a costruire una “Grande Roma”, come istituzione locale per il governo integrato della capitale e dell’area metropolitana, trasformando gli attuali Municipi in veri Comuni metropolitani.

Questa prospettiva potrebbe essere avviata anche a legislazione vigente, se le forze politiche che oggi sono al governo o all’opposizione nell’amministrazione del Roma capitale e della Città metropolitana fossero consapevoli di questa necessità e avviassero insieme un confronto per elaborare un piano strategico della città metropolitana di Roma capitale e aggiornare su questa base gli statuti di Roma capitale, della Città metropolitana e i regolamenti locali.

Ma per il legame stretto che c’è tra la capitale e la nazione, questa prospettiva può trovare compiutezza in una legge speciale che attui in modo organico l’articolo 114, comma 3, della Costituzione, a partire dagli impegni che il Governo in carica ha assunto su Roma in Parlamento.

 

Roma capitale: una questione politica

Con la riforma dal 2001, a differenza che nella Costituzione del 1948, Roma è stata riconosciuta espressamente come capitale della Repubblica: “Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

Esiste dunque una norma costituzionale che affida ad una legge speciale (di carattere ordinario) il compito di affrontare e risolvere le questioni aperte sull’ordinamento della capitale, dal punto di vista istituzionale e finanziario.

La vera questione che occorre affrontare, pertanto, è l’incapacità da parte del Parlamento e delle forze politiche di dare coerente attuazione alla Costituzione.

In questi anni le forze politiche presenti in Parlamento sono state influenzate da un giudizio negativo su Roma che ha impedito di aprire una discussione generale sulla capitale ed ha portato il Parlamento ad approvare solo norme emergenziali (sulla gestione del debito) o piccole disposizioni su Roma inserite in leggi che avevano altre finalità (come la legge sul federalismo fiscale e la legge “Delrio”).

D’altro canto, i parlamentari di Roma e del Lazio non hanno avuto, in questi anni, la forza e la capacità di proporre unitariamente in Parlamento una legge ordinaria che portasse all’attuazione dell’articolo 114 della Costituzione con una legge speciale su Roma capitale.

Questo sarebbe, invece, il principale strumento per innovare con coraggio la normativa vigente. Occorre trovare le soluzioni più coerenti alle questioni aperte (su dimensioni territoriali, rapporto tra il governo unitario e i Comuni metropolitani, funzioni, organi di governo, sistema di elezione, ordinamento finanziario, ecc.) per proporre una grande semplificazione istituzionale del sistema di governo della metropoli di Roma capitale che le consenta di rispondere alle esigenze della sua comunità territoriale e, allo stesso tempo, di diventare volano per lo sviluppo unitario del Paese.

Roma in quanto capitale è infatti una questione profondamente politica, una “questione nazionale”, che riguarda l’Italia tutta, soprattutto nel momento in cui si avvia la discussione nel Paese sull’attuazione delle norme costituzionali sul regionalismo differenziato. L’incapacità di offrire una risposta adeguata al governo di Roma è la metafora più evidente dell’incapacità di costruire una proposta credibile per l’Italia.

Come ha affermato Moravia: “Una capitale dovrebbe essere un modello per l’intera nazione. Un centro di trasformazione in cui le energie grezze ma vitali della provincia vengono trasformate da una potente macchina sociale in modi di comportamento esemplari. In una capitale tutto ciò che è particolare diventa universale.

Il nostro auspicio pertanto è che si avvii al più presto la discussione su una legge speciale per dare a Roma le funzioni, le risorse, i poteri e gli strumenti che merita come metropoli mondiale e come capitale della Repubblica.

Nel dibattito che si è aperto su Roma spesso emerge l’esigenza di trasformare Roma capitale o la Città metropolitana di Roma capitale in una nuova Regione, per rafforzare il governo della metropoli capitale d’Italia con i poteri legislativi che oggi competono alle regioni e non agli enti locali. Altre proposte mirano a riproporre l’idea di una gestione statale della capitale attraverso l’istituzione di un “Distretto federale” o del “Governorato di Roma”.

Queste ipotesi presuppongono tutte una revisione delle disposizioni costituzionali che disciplinano la Capitale e l’ordinamento delle Regioni. Sono proposte che non risolvono nell’immediato i problemi di governo di Roma capitale, ma presuppongono un lungo percorso di revisione costituzionale, i cui esiti sono del tutto incerti, vista la complessità delle procedure di modifica della Costituzione tipica del nostro sistema parlamentare a bicameralismo perfetto e gli scenari di evoluzione del quadro politico nazionale.

Sicuramente è opportuno avviare una riflessione sulle proposte di una revisione dello statuto costituzionale di Roma contestualmente ad una revisione di tutto il sistema regionale, anche a partire dalle proposte di riforma costituzionale avanzate in Parlamento.

Ma a 149 anni dalla presa di Roma del 20 settembre 1870, in vista dei 150 anni di Roma capitale, riteniamo che sia arrivato il momento di affrontare seriamente la “questione romana”.

Per questo auspichiamo che le rappresentanze istituzionali, i partiti, le associazioni e le forze sociali concorrano a costruire una proposta di legge speciale su Roma Capitale, che possa essere condivisa da tutte le istituzioni coinvolte: Comune, Città metropolitana, Regione, Governo e Parlamento.

L’associazione, nel suo piccolo, con l’aiuto di Legautonomie – ALI Lazio e coinvolgendo i diversi soggetti interessati, a partire dall’incontro di oggi, cercherà di dare un contributo di idee e proposte sul futuro di Roma.

Come afferma De Masi nel suo ultimo libro “Roma 2030”, dobbiamo essere capaci di individuare e risolvere sia i “problemi della necessità”, ovvero la risposta ai problemi quotidiani della città attraverso un buon governo, sia il “problemi della grandezza”, ovvero l’individuazione di un nuovo destino di Roma in Italia e nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo.

 

Introduzione di Gaetano Palombelli, 20 settembre 2019

Riprendere la prospettiva democratica e autonomista della Repubblica Romana del 1849

L’incontro su “Le libertà municipali e i principi di autonomia nella Costituzione della Repubblica Romana del 1849” è stato organizzato il 6 dicembre scorso dall’Associazione “lacittafutura.eu”, presso il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, con l’obiettivo di approfondire le radici storiche e culturali su cui può essere fondato un nuovo assetto istituzionale per Roma che valorizzi i municipi nella direzione indicata da alcuni principi fondamentali della Costituzione della repubblica romana del 1849.

 

RR1849

L’associazione “lacittafutura.eu” ringrazia la Soprintendenza capitolina e il Museo per la collaborazione nell’organizzazione dell’incontro; ringrazia i relatori che sono intervenuti permettendoci di approfondire la conoscenza dell’esperienza della Repubblica Romana e del ruolo che le libertà municipali e i principi di autonomia hanno avuto nella Costituzione del 1849: il prof. Giuseppe Monsagrati,  la dott.ssa Irene Manzi, l’Associazione A. Cipriani – Comitato Gianicolo, il Comitato di quartiere Monteverde Vecchio,  Legautonomie Lazio, la Presidente del Municipio I di Roma (cfr. le foto dell’evento).

Quest’iniziativa si inserisce nel percorso avviato dall’associazione per costruire una proposta condivisa sull’assetto futuro della metropoli di Roma Capitale, che non può essere elaborata senza una piena consapevolezza della storia importante e complessa di Roma.

La città di Roma, nella sua storia millenaria, non ha mai avuto al suo interno una strutturata articolazione municipale.

Roma antica è stata concepita come una città-stato organizzata intorno a legami familiari (gentes) e proiettata verso una continua espansione. Il richiamo ai municipi è servito, in epoca repubblicana, a regolare le relazioni con le città alleate a cui veniva riconosciuta la libertà municipale. Più tardi, vi è stato il richiamo alle province come sedi di decentramento dell’amministrazione dell’Impero.

La struttura organizzativa di Roma nel Medioevo è strettamente legata al sistema di potere feudale di nobili e baroni e all’organizzazione della Chiesa, che si articola in parrocchie e basiliche da cui deriva in gran parte l’articolazione delle prefetture dell’attuale diocesi di Roma.

Una parentesi originale è l’esperimento tentato da Cola di Rienzo che, partendo dalla memoria dell’antica grandezza dell’epoca repubblicana, ha cercato di sviluppare una civiltà comunale più giusta e aperta all’innovazione, con l’aiuto delle classi che e guidavano l’economia: mercanti, giudici, notai. Ma quest’esperienza è stata molto breve e si è interrotta dopo pochi mesi.

Solo con la Costituzione della Repubblica Romana del 1798 si afferma il principio dell’organizzazione municipale della Repubblica e si stabilisce che i Comuni con più di 100.000 abitanti debbano essere suddivisi in più municipi. La cultura francese, che è alla base di quest’esperienza, si collega alle esperienze di municipalismo democratico, tipiche di alcune aree dell’Italia centro-settentrionale, e si legittima sul piano storico-culturale, anche attraverso un reinventato mito dell’autogoverno comunale medievale.

La Costituzione della Repubblica Romana del 1849 si ispira alla libertà municipale come fondamento di un ordinamento democratico e all’autonomia locale come criterio di riparto territoriale della Repubblica.

  • V – I Municipii hanno tutti eguali diritti: la loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello Stato.
  • VI – La più equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia coll’interesse politico dello stato, è la norma del riparto territoriale della repubblica.

Questi principi costituiscono punti fermi di un’esperienza storica significativa che ha cercato di coniugare la gestione democratica della Repubblica con la valorizzazione del pluralismo istituzionale come requisito essenziale per governare una realtà territoriale molto complessa che ereditava i territori estesi dello Stato pontificio.

Alle elezioni a suffragio universale maschile dell’assemblea costituente del 21-22 gennaio 1849 seguono, infatti, le elezioni municipali con voto censitario che si tengono nel successivo mese di aprile 1849.

Nella difesa di Roma dall’assedio delle truppe francesi, negli ultimi giorni della Repubblica, il triunvirato deciderà di affidare la responsabilità della gestione dei 14 rioni che componevano la città storica a deputati dell’assemblea costituente.

La brevità di quest’esperienza non consente di sviluppare pienamente questi principi nella concreta organizzazione della Città di Roma.

Dopo la nascita dello Stato unitario e la breccia di Porta Pia, Roma diviene Capitale del Regno d’Italia nel 1871. Questa scelta condiziona l’organizzazione della città, che diviene sede dei ministeri e vede crescere progressivamente la sua popolazione, con una presenza diretta del Governo centrale nella gestione dello sviluppo urbanistico e dei delicati rapporti tra lo Stato e la Chiesa. La centralizzazione della gestione della Capitale diviene ancora più evidente con il Governatorato di Roma durante il ventennio fascista.

Ma la Repubblica Romana costituisce un lascito di straordinaria importanza con la Costituzione proclamata il 3 luglio 1849, a poche ore dalla caduta della Repubblica ad opera delle truppe francesi: una carta costituzionale che costituisce un «unicum» nel periodo risorgimentale e che verrà poi presa a modello anche dall’Assemblea costituente che approverà la Costituzione della Repubblica italiana del 1948.

Una riflessione approfondita sui principi di autonomia della Costituzione della Repubblica Romana del 1849 offre, pertanto, utili spunti storici alle associazioni e alle autorità cittadine che stanno cercando di elaborare proposte su un nuovo assetto istituzionale della Città di Roma.

L’attuale struttura dell’amministrazione capitolina non riesce evidentemente a rispondere ai bisogni della comunità. Il Comune di Roma è ormai troppo grande per occuparsi in modo puntuale dei mille problemi quotidiani che i cittadini romani vivono nei diversi municipi e, allo stesso tempo, è troppo piccolo per offrire un governo efficiente e funzionale alla più grande area metropolitana del paese e alla capitale d’Italia.

Per recuperare il senso della storia e darsi un progetto per il futuro, occorre riprendere la prospettiva democratica e autonomista che era stata avviata dalla Repubblica Romana del 1849 e ispirarsi alle esperienze di altre capitali europee.

Con una legge speciale che attui finalmente l’articolo 114 della Costituzione, si può disegnare l’assetto istituzionale della “Grande Roma”, una città intelligente che, trasformando i Municipi in veri Comuni metropolitani, va al di là degli attuali confini del Comune, per dare un governo strategico e integrato alla capitale e a tutta l’area metropolitana.

 

Gaetano Palombelli

Le libertà municipali e i principi di autonomia nella Costituzione della Repubblica Romana del 1849

L’associazione “lacittafutura.eu”, in collaborazione con il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, ha organizzato, venerdì 6 dicembre 2019, un incontro per approfondire le radici storiche e culturali su cui può può essere fondato un nuovo assetto istituzionale della città che valorizzi i municipi nella direzione indicata dal dai principi fondamentali V e VI della Costituzione della repubblica romana del 1849.

 

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Quest’iniziativa si inserisce nel percorso avviato dall’associazione per costruire una proposta condivisa sul futuro di Roma Capitale.

La città di Roma, nella sua storia millenaria, non ha mai avuto al suo interno una strutturata articolazione municipale. Roma antica, in epoca repubblicana e imperiale, aveva un’organizzazione su base familiare. In età medievale, la città si organizza in base all’articolazione territoriale della Chiesa.

Con le Costituzioni della Repubblica Romana del 1798 e 1849 si afferma il principio dell’articolazione municipale della Repubblica, ma la brevità di quest’esperienze costituzionali non consente di sviluppare a pieno questa novità nella concreta organizzazione della Città di Roma, che sarà poi assorbita dal suo ruolo preminente di capitale del Regno d’Italia.

I diversi interventi programmati sull’esperienza della Costituzione del 1849 potranno offrire utili spunti storici alle associazioni e alle autorità cittadine, anche al fine di elaborare proposte per un nuovo assetto istituzionale della metropoli di Roma Capitale.

Roma Capitale nazionale nell’Unione Europea e Città metropolitana nel mondo globalizzato: governance e prospettive

Bruno-Manzi

Per Roma è necessario un governo unitario che riguardi l’intero territorio metropolitano in grado di: rendere il territorio all’altezza della sfida globale; incidere sui fattori di competitività: dotazione locale di risorse materiali e immateriali, elementi demografici, elementi spaziali e territoriali e infine elementi istituzionali. Competente nella pianificazione strategica (sia in termini economici e territoriali sia in termini di servizi) e adeguato a gestire l’uso del territorio in modo equilibrato tra sviluppo e tutela in una prospettiva di sostenibilità (determinando le invarianze necessarie per la difesa dell’ambiente, programmando lo sviluppo in un’ottica di una equilibrata allocazione dei “generatori di mobilità”, realizzando la rete infrastrutturale, materiale e immateriale, a dimensione metropolitana). Una Istituzione in grado di favorire l’integrazione tra i territori con differente sviluppo; che affronti i problemi di localizzazioni di dimensione rilevante; la creazione di servizi qualificati; l’immigrazione, la sicurezza.

La nuova forma di Governo dovrà tenere insieme la dimensione individuale dei singoli abitanti, dell’area metropolitana, e quella comunitaria. Permettendo ai singoli di riconoscersi in comunità identitarie (i comuni metropolitani) che siano contestualmente inclusive in quanto, a loro volta, si sentono parte della più ampia comunità metropolitana: punto di un equilibrio tra il legame identitario e la necessità di scambio con altre comunità urbane metropolitane.  A Roma dovrebbe essere riservata autonomia impositiva (dovrebbe determinare le tariffe dei tributi propri e le compartecipazioni agli altri tributi erariali per soddisfare le esigenze della comunità territoriale e per attuare politiche redistributive e di convergenza tra i vari territori dei quali è costituita) sui seguenti cespiti:

  • immobili, sui quali dovrebbe poter intervenire ad esempio attraverso:
    • la tassazione dei fabbricati in relazione al valore patrimoniale (modello IMU) da rideterminarsi con cadenza almeno quinquennale;
    • la cedolare secca sugli affitti;
    • l’imposta sui trasferimenti immobiliari, comprese le aree fabbricabili, in relazione all’incremento di valore avuto dall’ultimo trasferimento depurato dall’inflazione (secondo il modello dell’INVIM);
    • gli oneri sulle concessioni edilizie ai fini della realizzazione delle opere infrastrutturali e di urbanizzazione primaria e secondaria con vincolo di destinazione;
  • consumi, sui quali dovrebbe poter determinare delle aliquote base dell’IVA;
  • produzione, sui quali dovrebbe poter intervenire attraverso l’applicazione di specifiche tassazioni finalizzate alla compensazione delle esternalità;
  • servizi, sui quali dovrebbe poter applicare delle sovrimposte all’IVA destinando i relativi introiti alla realizzazione di infrastrutture;
  • automezzi, sui quali dovrebbe poter intervenire l’applicazione di accise sui carburanti e la tassazione dei trasferimenti di proprietà e della RCA.

Roma dovrebbe essere articolata in comuni metropolitani, per i quali non è necessario predeterminare dimensioni demografica e territoriale minime, dato che essi dovranno essere espressione identitaria delle singole comunità locali ed in quanto tali esprimere la volontà e le aspirazioni dei cittadini che vi appartengono. Essi dovranno indentificarsi il più possibile con “l’associazione di vicinato” di weberiana memoria. I comuni metropolitani dovranno avere lo scopo di avvicinare il più possibile l’Organo preposto alle scelte di politica amministrativa alle comunità, al fine di pervenire a decisioni condivise minimizzando i costi di decisione.  Mentre per la generalità dei Comuni metropolitani dovrebbero essere previsti, quali Organi di Governo, il Sindaco ed il Consiglio eletti a suffragio universale, la parte del territorio di Roma connessa con la dimensione funzionale alla Capitale (gli attuali I e II Municipio) dovrebbe costituire la “City” ed essere governata direttamente dal Sindaco e dal Consiglio metropolitano.

Al Comune metropolitano dovrà essere riservata la competenza amministrativa residuale, assegnando ad esso le funzioni fondamentali analogamente che alla generalità dei Comuni relativamente a: welfare locale; servizi pubblici d’interesse generale; programmazione territoriale urbanistica di dettaglio; edilizia; gestione delle infrastrutture locali. Per finanziare le spese volte a dare risposte specifiche delle comunità locali, dovrà essere titolare di autonomia impositiva (determinare le compartecipazioni ai tributi erariali) relativamente ai seguenti cespiti: immobili, consumi, servizi.

L’istituzione preposta al governo di Roma, quale sistema urbano policentrico, non potrà essere un apparato politico-amministrativo tratto dalla tradizione amministrativa municipale. Esso dovrà rappresentare una nuova dimensione della democrazia: se da un lato dovrà conservare l’impianto liberale per il quale ogni cittadino ha un valore identico ai fini dell’assunzione delle decisioni, e che si concretizza attraverso il diritto al voto sia di scegliere i propri rappresentanti o di partecipare alle scelte fondamentali attraverso gli istituti di partecipazione popolare, dall’altro lato dovrà rappresentare il diritto di ogni comunità locale di poter esprimere le proprie scelte come corpo unitario e di confrontarsi con le altre comunità urbane metropolitane su un piano paritario. Il sistema che ne dovrà emergere sarà duale.

Da una parte ci saranno Organi espressione della democrazia rappresentativa liberale e del voto dei singoli cittadini che rappresenteranno la dimensione unitaria dell’area metropolitana e che esprimeranno gli interessi e le soluzioni che saranno il punto di equilibrio della generalità dei cittadini metropolitani. Dall’altra parte ci saranno gli Organi espressione delle comunità in quanto tali: in questa sede saranno rappresentate le esigenze di differenziazione e le specificità, dove, non i singoli ma, le comunità avranno pari peso e come tali saranno tenute a misurarsi con le istanze multiformi della realtà metropolitana.

Da ciò possiamo formulare un sistema istituzionale per Roma in quanto Capitale ed entità metropolitana coerente con la previsione costituzionale.

Le esigenze connesse con la funzione di Capitale dovranno trovare soluzione attraverso uno specifico luogo di concertazione delle politiche sopradescritte e che dovrebbe essere specifiche sessioni del Consiglio dei Ministri allargate al Presidente della Regione ed al Sindaco dove decidere per consenso. Inoltre dovrebbe essere prevista una dotazione di risorse finanziarie, determinate su base pluriennale (ad es. sette anni analogamente alla dimensione temporale del bilancio dell’Unione europea), infine una Cabina di regia (Presidente del Consiglio, Presidente della Regione e Sindaco) dotata dei necessari poteri di attuazione delle decisioni assunte.

Per quanto concerne la dimensione metropolitana la forma istituzionale di Roma dovrebbe prevedere:

  • il Sindaco eletto a suffragio diretto (il numero dei turni per l’elezione non è rilevante);
  • l’Assemblea Capitolina con competenza sugli atti fondamentali di interesse generale e di programmazione. Dovrebbe essere eletta a suffragio diretto su collegio unico metropolitano su lista unica collegata con il Sindaco e senza possibilità di esprimere preferenze. Le liste dovrebbero essere composte da un numero di canditati pari a quello dei consiglieri da assegnare al candidato Sindaco eletto. Il territorio metropolitano dovrebbe essere suddiviso in un numero di ambiti pari a quello dei consiglieri da assegnare al candidato Sindaco eletto, ogni ambito dovrebbe esprimere, in lista, un solo candidato. Quanto precede rende l’Assemblea in grado di conoscere la complessità dell’intero territorio metropolitano ma contestualmente renderebbe i consiglieri svincolati dal rapporto di dipendenza territoriale consegnandoli all’esigenza di una visione complessiva. Ai fini di cui sopra è ininfluente il sistema di elezione dei consiglieri di minoranza/opposizione. Dovrebbe essere previsto un sistema di surroghe per i consiglieri di maggioranza che preservi il principio dell’unicità del rappresentante per ambito (candidati supplenti);
  • l’Assemblea delle Comunità metropolitane con competenza sugli atti fondamentali di interesse generale e di programmazione. Dovrebbe essere composta da tutti i Sindaci dei comuni metropolitani. In relazione alle materie da trattare dovrebbe esprimersi attraverso il voto di blocco per ambiti omogenei: i Sindaci di ogni ambito dovrebbero determinare l’orientamento dell’ambito di appartenenza ed esprimerlo in termini unitari.

Dovrebbe, inoltre essere previsto che, nel caso in cui l’Assemblea Capitolina e l’Assemblea delle Comunità metropolitane esprimano orientamenti diversi sullo stesso argomento la decisione definitiva sarà quella frutto di una Camera di conciliazione composta pariteticamente da rappresentanti delle due Assemblee e presieduta dal Sindaco

In sintesi, occorre trasformare la Città metropolitana di Roma capitale un ente di primo livello, anche, attraverso l’elezione diretta dei suoi organi (Sindaco e Consiglio metropolitano) ed assegnando alla stessa le funzioni di programmazione (da attuarsi anche attraverso il piano strategico di cui alla L. 56/2014) e di gestione dei fenomeni a dimensione metropolitana per la realizzazione di un territorio sostenibile, in termini sociali ed ambientali, e competitivo per la sfida della globalizzazione.

Quanto rappresentato e proposto in precedenza è realizzabile, per la quasi totalità, a legislazione costituzionale vigente applicando coerentemente il disposto del 3° comma dell’articolo 114 e con piccoli aggiustamenti normativi:

  • a livello nazionale prevedendo, per casi specifici, la partecipazione del Sindaco metropolitano e del Presidente della Regione alle riunioni del Governo nazionale; determinando l’onere pluriennale ed annuale di cui lo Stato si dovrebbe far carico per il finanziamento delle funzioni svolte da Roma in quanto Capitale, stabilendo che in caso di coincidenza tra ente di primo livello e Città metropolitana, quest’ultima esercita anche le funzioni fondamentali dei comuni;
  • a livello regionale prevedendo che le articolazioni di Roma sono denominate “Comuni metropolitani”, con personalità giuridica e autonomia impositiva.

Anche se alcune modifiche sono da anni ritenute necessarie da tutte le forze politiche, nel referendum del 2016, come nel referendum del 2006, gli italiani hanno espresso il loro rifiuto rispetto a riforme complessive della seconda parte della Costituzione e a riforme costituzionali non condivise e approvate da risicate maggioranze parlamentari. I cittadini si sono rifiutati di dare il loro consenso a modifiche importanti che toccavano molti articoli della seconda parte della Costituzione, attraverso un referendum complessivo in cui non si potevano distinguere i diversi aspetti. A fronte di questo chiaro pronunciamento popolare le forze politiche hanno innanzitutto il compito di elaborare programmi politici che operano nell’ambito di una piena attuazione della Costituzione vigente. Ciò non significa che non sia possibile riproporre modifiche costituzionali su alcune questioni puntuali su cui tutte le forze politiche riconoscano la necessità di intervenire, possibilmente attraverso proposte di riforma ampiamente condivise in Parlamento. In questo ambito è possibile porsi l’obiettivo di riordinare il sistema delle autonomie territoriali, per rinnovare il modello del regionalismo italiano in modo coerente alla riforma del titolo V, parte II, della Costituzione del 2001, attraverso la revisione delle circoscrizioni regionali su dimensioni funzionali alle esigenze dei territori, da punto di vista storico, economico, sociale, culturale e geografico, per trovare un nuovo equilibrio tra il Nord e il Sud e tra le aree urbanizzate e le aree interne del Paese. La nascita di una Regione del Centro in una dimensione che ha ragioni storiche e geografiche perché riprende in gran parte quella dell’antico stato pontificio, darebbe a Roma metropoli capitale un retroterra territoriale del quale divenire il naturale baricentro strategico. Superando la distinzione tra Regioni a statuto speciale e Regioni a statuto ordinario e la costruzione di un equilibrato sistema regionale delle autonomie territoriali, che riconduca le Regioni prioritariamente allo svolgimento di funzioni legislative e di programmazione per attuare finalmente i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza nel pieno rispetto del principio di autonomia secondo quanto previsto dagli articoli 5, 114, 118 e 119 della Costituzione.

 

Relazione di Bruno Manzi, 20 settembre 2019

Roma e l’Europa contro le disuguaglianze

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L’Associazione “La città futura” è un’associazione politica e culturale che vuole costruire un percorso unitario tra le persone, le associazioni e i partiti che si riconoscono nei valori di libertà, uguaglianza, fraternità, democrazia, rispetto dell’ambiente, che sono a fondamento dell’Unione europea, a partire da Roma, la città in cui abbiamo scelto di vivere.

Le analisi di molti economisti, anche sulla base degli studi di Thomas Piketty e Branko Milanovic, concordano sul fatto che, negli ultimi anni, le disuguaglianze economiche tra i diversi paesi nel mondo si sono ridotte, mentre sono aumentate le disuguaglianze all’interno dei singoli Stati e delle aree economiche regionali.

La recessione del 2008 ha comportato per l’Italia, in particolare, una sensibile diminuzione del PIL assoluto e procapite, un aggravamento delle disuguaglianze sociali e territoriali, un complessivo aumento dei livelli di povertà.

Le disuguaglianze territoriali non riguardano solo il rapporto tra il Nord e il Sud del Paese, ma anche quello tra le aree interne e le aree urbane.

Se si analizzano i dati di Roma relativi ai redditi dell’area metropolitana risulta evidente una frattura territoriale tra le zone interne (ad Est) e le zone centrali e costiere (ad Ovest), una frattura molto più importante di quella che di solito traspare nell’immaginario dei romani (tra il Nord e il Sud della Città).

I Municipi V e VI di Roma, per ricchezza, sono molto più simili ai Comuni dell’entroterra che agli altri Municipi della Città, con un reddito medio che è circa la metà di quello delle zone centrali.

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Le differenze di reddito, oltre al peso storico delle rendite immobiliari, sono spesso collegate alla diversa localizzazione dell’insediamento dei circa 400.000 stranieri che vivono a Roma. Il V e il VI sono i Municipi che negli ultimi anni a Roma hanno avuto una crescita maggiore della presenza di stranieri residenti.

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I due Municipi ad Est di Roma sono stati toccati in questi giorni da diversi episodi che sono al centro delle cronache romane: le proteste a Torre Maura per i trasferimenti dei Rom, i roghi tossici di Tor Sapienza, l’incendio alla libreria “la pecora elettrica”, l’inquinamento e lo stato di abbandono del Parco di Centocelle.

Ma il V e il VI sono anche tra i Municipi più popolosi della Città, in cui ci sono più giovani, che saranno interessati dall’entrata in funzione della nuova linea di metropolitana (la Metro C),  un’opera che non è stata realizzata nei tempi previsti (entro il 2011) e che deve essere ancora completata.

La struttura che ci ospita, il Fusolab, è gestita da diversi anni da un’Associazione di promozione sociale che cerca di dare una risposta quotidiana alle tante esigenze di chi vive nel quartiere Alessandrino e nel V Municipio.

Questi pochi dati e fatti mostrano in modo evidente le grandi disuguaglianze che ci sono a Roma e bastano a raffigurare le difficoltà di governo di una città che, per abitanti ed estensione territoriale, meriterebbe un assetto istituzionale più articolato e moderno, con funzioni, risorse e organizzazione dei poteri simili a quelli di altre capitali europee.

Se allarghiamo lo sguardo da Roma all’Italia e dall’Italia all’Europa ci rendiamo subito conto che l’Unione europea negli ultimi 15 anni ha fatto uno sforzo molto importante per l’allargamento ad Est ma resta grande la frattura tra il Nord e il Sud dell’Europa, se solo guardiamo i dati relativi al lavoro e alla disoccupazione.

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I dati economici, le divisioni sulle politiche migratorie e sui rapporti con l’Africa e il Medio Oriente, mostrano che in Europa manca una vera politica comune sul Mediterraneo.

Più in generale, negli anni passati caratterizzati da forti processi di globalizzazione economica, in un’ottica ordoliberale, l’Unione europea ha preferito accontentarsi dei risultati raggiunti sul piano del mercato unico e puntare sulle capacità dei suoi Stati membri di realizzare ristrutturazioni dei processi produttivi che li mettessero in grado di esportare di più nel mondo, anche attraverso una svalorizzazione del lavoro e la riduzione della spesa pubblica.

Confindustria – CGIL – CISL – UIL, di fronte all’evoluzione più recente dell’economia mondiale e al risorgere dei dazi, hanno elaborato per le elezioni del prossimo 26 maggio un appello unitario per l’Europa, in cui si chiede una maggiore integrazione e condivisione delle politiche economiche, il rilancio degli investimenti pubblici, una politica industriale europea e politiche di coesione sociale che migliorino le condizioni di vita e di lavoro di tutti i cittadini europei, per garantire una crescita sostenibile e inclusiva.

Sono proposte innovative e importanti che è auspicabile siano fatte proprie da chi si candida oggi al Parlamento europeo.

La sfida di una sovranità condivisa in Europa che metta a fattor comune il ruolo delle autonomie territoriali, degli Stati e dell’Unione europea per la lotta alle diseguaglianze sociali e territoriali è l’oggetto dell’incontro di Sabato 4 maggio 2019 in cui ci confronteremo con Roberto Gualtieri, oggi Presidente della Commissione per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo.

Una coalizione civica per dare una svolta a Roma e una legge sulla Capitale

Il blocco delle tre stazioni centrali della Metro A di Roma è solo l’ultimo segnale di una città allo sbando, incapace di gestire bene i suoi servizi essenziali, come la raccoltà dei rifiuti, i trasporti, il verde, la viabilità.

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Roma è una città bloccata in cui i cantieri sono fermi e cresce la disoccupazione, con un governo del Comune e dei Municipi sempre più in difficoltà per l’inerzia e i conflitti interni al M5S, il riproporsi di un sistema di corruzione diffuso, la mancanza del necessario riordino delle strutture amministrative e delle società partecipate.

La consapevolezza di questa situazione di emergenza è ormai diffusa.

Il 27 ottobre 2018, un gruppo di cittadine e cittadini di Roma, “Tutti per Roma, Roma per tutti“, uniti dal desiderio di ridare dignità alla città, ha dato vita alla manifestazione “Roma dice basta”, con un appello che iniziava con queste parole: “siamo esasperati. A Roma non c’è niente che funzioni. La capitale è ferita dall’incuria, dalla mancanza di visione e di strategia di chi dovrebbe governarla.

Il Papa nella recente visita in Campidoglio ha evidenziato che Roma, per la sua storia e la sua funzione, è un “organismo delicato” e merita che “i privati cittadini come le forze sociali e le pubbliche istituzioni, la Chiesa Cattolica e le altre Comunità religiose, tutti si pongano al servizio del bene della città e delle persone che la abitano, specialmente di quelle che per qualsiasi ragione si trovano ai margini, quasi scartate e dimenticate o che sperimentano la sofferenza della malattia, dell’abbandono o della solitudine.

Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, nell’intervista di oggi al Messaggero, sottolinea la pervasività della corruzione nella capitale. “La cifra di Roma è la complessità… La presenza di associazioni di tipo mafioso non è tale da condizionare la città come è avvenuto in determinati periodi storici in altre città del sud. Roma ha storicamente un problema di corruzione. Per combattere la quale – come ho già detto – è necessario uno sforzo di tutti, istituzioni e cittadini“.

Anche le principali associazioni rappresentative delle imprese romane, lunedì prossimo, si incontreranno per chiedere un “cambio di passo” a chi governa Roma “per arrestare il crescente declino dell’area metropolitana e delle sue strutture“.

A fronte delle evidenti difficoltà dell’esperienza di governo del M5S a Roma, è auspicabile che i gruppi dell’opposizione di centrosinistra nell’Assemblea capitolina, nei Municipi e nella Città metropolitana, insieme ai Presidenti dei Municipi I, II, III e VIII,  convochino un incontro unitario, per fare il punto su ciò che succede nelle istituzioni, ascoltare le esigenze e le proposte che provengono dai diversi corpi sociali, avviare la costruzione di una coalizione civica larga che si candidi a governare Roma con una visione strategica per il rilancio della Capitale.

Allo stesso tempo, nel momento in cui si sta aprendo la discussione nel Paese sull’attuazione delle disposizioni costituzionali sul regionalismo differenziato, è necessario che i deputati e i senatori di Roma portino all’attenzione del Parlamento la “questione capitale“, ovvero il tema dell’approvazione di una legge speciale sull’ordinamento di Roma capitale, che dia finalmente attuazione all’articolo 114, comma 3, della Costituzione.

Come ha detto il Papa,  la “peculiare identità storica, culturale e istituzionale di Roma postula che l’Amministrazione capitolina sia posta in grado di governare questa complessa realtà con strumenti normativi appropriati e una congrua dotazione di risorse.”

Per la sua storia e la sua funzione di capitale nazionale ed internazionale, Roma merita un sistema di governo moderno e integrato degno di una metropoli europea, che le consenta di rispondere alle esigenze del territorio e, allo stesso tempo, di essere un volano per lo sviluppo unitario del Paese.

Gaetano Palombelli